Stupore e tremori.


Niente è duraturo come il cambiamento.

Ludwig Börne

Ogni cambiamento fa paura.

Che sia cambiare taglio di capelli, profumo, ristorante dove andare, casa, situazione sentimentale  e vi giuro che potrei andare avanti all’infinito.

 

Sembra stupido, ma tutti abbiamo paura. Una volta provata la nuova via, guardiamo con benevolenza il vecchio io che trema all’idea del cambiamento, che pur di lasciare la vecchia macchina con cintura di sicurezza rotta e portiera che si apre ad ogni curva, si dice che non la vuole cambiare perchè, in fondo, ci è così affezionato.

Balle.

Scuse.

Abbiamo paura.

La vignetta della macchina con la cintura rotta e portiera che si apre in curva non è un esercizio di scrittura, avevo realmente una macchina con la cintura di sicurezza rotta e la portiera che si apriva ad ogni curva. Per essere precisi, quando entravo in rotonda. Fortunatamente era la portiera del guidatore: al corrente della particolarità, ero pronta ad acciuffarla in ogni momento.

Eppure, al momento di cambiarla ero così triste. Mi aveva accompagnato per tanti viaggi, mi aveva visto crescere, era la macchina con cui mia madre mi portava dal pediatra, la macchina che mi aveva visto crescere dalla caduta del primo dentino, alla prima comunione, al primo giorno di liceo, fino alla patente. Come si può non essere tristi?!

All’acquisto della nuova macchina ci ho messo 10 km a dimenticarmi di quella vecchia, domandandomi cosa aspettassimo a buttare quel dannato catorcio con la portiera accessoria nella discarica più vicina.

Questo episodio può sembrare stupido e probabilmente lo è, tuttavia mi ha dato un grande insegnamento.

Spesso abbiamo paura/il terrore di lasciare qualcosa solo perché è-stato-così-finora. E dopo, cosa succederà?!

Non dimentica di quell’episodio, cerco di appuntarmelo ogni volta che mi trovo nella situazione di dover fare una piccola grande rivoluzione.

‘Stai tranquilla, alla fine non è poi andata tanto male. Tutte le volte che hai avuto paura.’ Il mio mantra del cambiamento.

Non so se ne avete mai sentito parlare di questa colorita classifica, ad ogni modo, c’è una lista degli eventi più stressanti nella vita di una persona. Quello in cima alla lista è il matrimonio.

Comprensibile.

Tutti quegli invitati-che-non-vorresti-ma-devi-invitare, la spinosissima faccenda delle inutili bomboniere, la scelta dell’abito, della location, gli inviti in carta cerata con calligrafia barocca e, infine, firmare un contratto che ti faccia prendere a vita la mano di una persona che chissà se non impazzirà fra qualche anno.

Sì, sono d’accordo che sia stressante.

Ma stiamo divagando, torniamo al cambiamento.

Tra questa classifica c’è anche il trasloco.

BINGO.

Non riesco a pensare ad un evento più emblematico che possa rappresentare una nuova vita.

Mi permetto di dirlo perché ho fatto sette traslochi e ce n’è un ottavo in programma nei prossimi mesi.

Se l’esperienza fa la saggezza, mi sento legittimata a parlarne.

Il trasloco ci obbliga a guardare in faccia la vita di tutti i giorni, che si rispecchia nei vestiti lisi, nelle padelle senza più il fondo di teflon, nei fogli di appunti che non abbiamo mai [ri]letto, nei cd che ci vergogniamo di possedere ancora, nello stupido pupazzino trovato nell’uovo di Pasqua e messo distrattamente sulla libreria.

Quando si fa il primo scatolone è un po’ come morire, bisogna decidere cosa tenere e cosa buttare. No, tenere tutto non si può, perché sarebbe come rimanere fermi. Diveniamo artefici del disfacimento del terreno su cui abbiamo tenuto i nostri piedi per tanti giorni. Ma ad ogni scatolone sembra comunque più facile.

Raccolto il tutto, è ora di andare nella nuova casa. Si riaprono le scatole, le si risistema in un nuovo spazio. Quando andremo a lavarci i denti, non metteremo più lo spazzolino a destra, ma a sinistra, e quando faremo colazione, non apriremo più il secondo cassetto, ma la dispensa in alto, il primo interruttore appena entrati in ingresso non accenderà più la stessa luce.

Li chiamo microtraumi.

Siamo sbattuti in un habitat diverso e ci viene chiesto di adattarci.

Non sottovalutiamo la fatica dell’adattamento, d’altra parte gli studiosi dell’evoluzione hanno deciso che la capacità dell’individuo di adattarsi all’ambiente si chiama intelligenza.



Dott.ssa Sabrina Franzosi Psicologa Psicoterapeuta - Studio Privato in Viale Oriani, n° 39- 40137 Bologna - Tel. 339.3643877 E-Mail: info@sabrinafranzosi.it

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