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Bullismo e genitori.

A parer mio, nessuno può tirare un sospiro di sollievo per essersi evitato almeno un atto di bullismo durante la sua carriera infantile. Tutti, ovviamente in diversa misura, abbiamo subito uno scherno, uno spintone, uno scherzo un po’ pesante, un isolamento da parte degli altri bambini eccetera eccetera.

 

Però. Alcuni bambini diventando le vittime designate, altri oltrepassano questi episodi incasellandoli in brutte esperienze isolate e passeggere. Perché questo?

Un passo indietro, prima di proseguire. La definizione di bullismo, precisamente, è la seguente: il bullismo è una particolare manifestazione di aggressività, perpetrata da uno o più individui [bulli o bulle] ai danni di uno o più individui [vittime]. Un bullo può aggredire la vittima in modo diretto [picchiandola o insultandola] o in modo indiretto [escludendola, diffondendo calunnie sul suo conto].

Quindi, perché questo?

Alcuni bambini sono più vulnerabili rispetto ad altri, come in ogni condizione di disagio, che possa essere una malattia fisica o un disturbo psicologico: che se ne voglia, la biologia ci mette sempre lo zampino. Papà Freud ipotizzava tutt’altro, affermando più e più volte che tutti i disastri umani della Terra erano riconducibili al nostro rapporto con mamma e papà. Non è andato molto lontano, ma ha trascurato i fattori genetici, i fattori temperamentali. Ogni bambino nasce con uno specifico temperamento, lo si può vedere fin dai primi giorni di vita.

Quindi, anche in questo caso, buona parte dello sviluppo della condizione di vittima di bullismo può essere spiegata da una tendenza temperamentale del bambino ad essere più timido, più introverso. Il bullo, di contro, con un temperamento aggressivo annusa le difficoltà dell’altro e si accanisce proprio su quel bambino.

Quello che raramente ci hanno insegnato è che c’è dell’altro: diversi studi hanno ritrovato nei genitori vittime di bullismo uno stile di accudimento iperprotettivo, che andrebbe ad evitare al bambino qualsiasi forma di esposizione alle relazioni sociali difficoltose, impedendogli  di acquisire tecniche di fronteggiamento adeguate. Il bambino, così facendo, apprende che c’è sempre qualcun altro a proteggerlo, non imparando mai come farlo da solo, ritrovandosi sguarnito di comportamenti difensivi adeguati.

Esporsi a ciò che temiamo è essenziale per la nostra crescita, per il nostro adattamento. Ciò che succede da bambini andando a essere catalogato nella sezione ‘bullismo’, altro non è che il prodromo di ciò che ci accadrà nella vita adulta. Le difficoltà relazionali nell’età adulta hanno gli stessi elementi: insicurezza, bassa autostima, scarse capacità di comunicazione. Tutti i giorni siamo vittime di bullismo. Vogliamo parlare di mobbing?

E in ogni fase della vita quello che conta imparare è comunicare, far rispettare i propri diritti, sempre nel rispetto dell’altro.

Qualcuno ha detto assertività?

 

Psicologo Bologna - Dott.ssa Sabrina Franzosi

 

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Crediti: creativecrew.it