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Chiedimi se sono felice.

Quando la felicità ci viene incontro non è mai vestita come pensavamo. Spesso ci passa accanto silenziosa e non sappiamo riconoscerla.

Romano Battaglia

 

Voglio condividere una di quelle domande a cui probabilmente non verrò mai realmente a capo.

Ci sono grandi interrogativi su cui l’umanità si scervella da tempo immemore. C’è chi non si darà mai pace senza scoprire come gli egiziani abbiano potuto costruire le piramidi, chi non si spiega i fenomeni paranormali e chi si chiede se Jim Morrison sia ancora vivo a suonare l’ukulele alle Hawaii.

Per quanto mi riguarda, il dubbio che mi ha sempre affascinato è il dare un volto alla felicità. Perché il nome della felicità, lo sappiamo tutti qual è.

 

Felicità.

Ma cos’è? Cioè, se chiamiamo ad alta voce Felicità, chi si volta?

Lo trovo il concetto effimero per antonomasia, nessuno lo riesce a toccare con mano, se non per qualche minuto. La felicità rientra nelle sei emozioni fondamentali, insieme a rabbia, tristezza, paura, disgusto e sorpresa.

Se le altre sono così facili da inquadrare, da sentire come nostre…perché per la felicità non vale lo stesso? Perché ci pensiamo sempre qualche secondo in più alla risposta?

Insomma, quando mi chiedono se sono felice, cosa devo rispondere?

 

Per alleviare la mia personalissima agonia, ho cercato libri che mi aiutassero a familiarizzare con questo sfuggente concetto, libri che potessero regalarmi un’illuminazione, una dritta che mi aiutasse a guardarla in faccia per bene, questa cosa misteriosa.

Mi sono perciò imbattuta in due libri, che, nella loro apparente leggerezza, mi hanno fatto sorridere e pensare.

 

1)

 

 

Opera di Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco, tratta l’argomento al contrario. Come si capisce dal titolo, vengono elencate una serie di modi di vedere la realtà che portano inevitabilmente alla sofferenza. Dicendo quello che ci fa male, ci porta a capire autonomamente cosa dovremmo imparare a vedere, nelle situazioni di tutti i giorni.

 

Un esempio di istruzione per rendersi infelice: La moglie di Lot

Restare fedeli al passato, significa inevitabilmente non avere tempo per dedicarsi al presente (considerato quindi come un qualcosa che ha da offrire solo ulteriore infelicità o novità che potrebbero scuotere il pessimismo). Questa teoria si può comprendere meglio richiamando alla memoria la moglie di Lot, alla quale l’angelo disse di non voltarsi e di fuggire o sarebbe morta, lei non ascoltò, si voltò e venne trasformata in statua di sale.

 

2)

 

 Piccole cose di trascurabile felicità, di Francesco Piccolo. Elenca una serie di momenti banali che sono in grado di far provare all’auore qualche secondo di felicità. Ed essendo momenti ritrovabili nella vita di ognuno, ci stupiamo di quante volte siamo felici, senza accorgercene.

 “Quando quello che ti ha chiesto di conservargli il posto, finalmente arriva. E puoi dimostrare a tutti quelli intorno che era vero”

 

Dott.ssa Sabrina Franzosi - Psicologo Bologna

Psicoterapia di Coppia

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Dott.ssa Sabrina Franzosi Psicologa Psicoterapeuta - Studio Privato in Viale Oriani, n° 39- 40137 Bologna - Tel. 339.3643877 E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Crediti: creativecrew.it